Tutto ha avuto un inizio, si dice.
La mia passione sportiva ha avuto invece, diversi inizi.
Uno per ogni disciplina.
Credo li elencherò in ordine di importanza: altro non è che un modo per quantificare il peso specifico che ogni ricordo ha lasciato nella mia mente.
In realtà alcune discipline della mia infanzia/adolescenza le ho abbandonate o ridimensionate a favore di altre che non citerò qui e ora.
Ora è solo il momento di tuffarsi nella memoria e di dare il giusto posto alla scintilla primordiale che ha dato origine a tutto!
Come nella migliore delle tradizioni delle classifiche partiamo dal basso:
POSIZIONE NUMERO CINQUE
F1 - Gran premio d'Italia ?? - Autodromo di Monza
Non rammento l'anno esatto e già questo giustifica la sua presenza al 5° posto.
Il mio ricordo è legato quasi esclusivamente a una mela gialla che mia nonna mi diede prima di uscire di casa.
Mio papà lavorava per la Mercedes e aveva scovato 2 biglietti per la corsa. Biglietti popolari.
La cosa buffa di una corsa automobilistica come la F1 è che per il 90% del tempo non vedi niente di quello che accade nella corsa. Almeno che non hai la possibilità di seguire i maxischermi, ma non sono sicuro che negli anni '80 ce ne fossero molti lungo il percorso.
E' una manifestazione basata molto sulla fede e sui sensi.
L'udito, che ti permette di cogliere il motore rombante mentre si avvicina e di seguirlo mentre si allontana.
La vista, che accompagnando l'udito ti aiuta a scorgere in lontananza dei puntini colorati che in un secondo diventano delle dimensioni di una monoposto. Poteri della velocità.
Ho immagini molto confuse di quel giorno, ma è stato sicuramente il primo evento sportivo al quale ho assistito di persona e in qualche modo è stato il mio vero "battesimo della tribuna".
POSIZIONE NUMERO QUATTRO
Tennis - Internazionali di Roma 1995 - Salotto di casa
Molte volte nel corso degli anni mi hanno squadrato con fare stranito, quando racconto che c'è stato un periodo in cui registravo su VHS le finali dei tornei di Tennis per poi riguardarle con calma.
Capisco che 4 ore di batti e ribatti possano apparire abbastanza noiosi per un non appassionato, sopratutto quando li guardi in differita, già consapevole del risultato.
Ma io ero ancora nel periodo in cui stavo decidendo cosa mi piaceva e cosa no e tutto andava bene per uno sportivoro come me.
La Finale che si giocava di domenica vedeva contrapposti Muster e Bruguera. Non impazzivo per nessuno dei due ma chissà perchè, quel giorno speravo vincesse lo spagnolo.
Così il giorno dopo cominciai a vedere la matassa della partita dipanarsi sul mio piccolo televisore e la partita prendere forma e sostanza.
"Cominciai" perchè non riuscii a guardarla tutta di fila ma spezzettata su più giorni.
Internet mi viene in aiuto nel ricostruire 15 anni dopo il risultato finale.
Bruguera perse, 3-6 7-6(5) 6-2 6-3.
Visto così e ricordando la mia preferenza iniziale mi viene da pensare che i primi giorni sono stati i migliori. Poi un tie break della speranza e infine il declino. Una partita lunga una settimana.
Se mi fermavo lunedì sarebbe stato meglio!
POSIZIONE NUMERO TRE
Atletica - Olimpiadi di Atlanta 1996 - Salotto di casa
C'è un'impresa che non riguarda la vostra squadra del cuore o un qualcosa a voi caro, che però continuate a ricordare con partecipazione e che ha un posto importante nella vostra memoria?
Ecco, Michael Johnson ce l'ha nella mia.
Ormai i suoi record sono stati sbriciolati dal "lampo giamaicano", ma ai tempi ebbi la sensazione di assistere a qualcosa di epocale.
I 200 metri in 19.32 segnarono molto più che un fugace record, per me.
Furono le mie prime Olimpiadi vissute con partecipazione e seguite in televisione.
Fecero da sfondo a un'estate particolare, non bella ma indimenticabile.
Rimasero impressi sul mio primo orologio, orpello che raramente ho usato in seguito e che tutt'ora è bandito dal mio polso.
Ma quello era uno Swatch, regalo della nonna. Con il fotofinish disegnato sul cinturino e il faccione sorridente di Michael sulla scatola blu.
Diciamo che molto probabilmente fu la prima volta che lo sport fece capolino nella mia vita, non più solo come un gioco ma anche come una passione da seguire, commentare e condividere.
POSIZIONE NUMERO DUE
Calcio - Europei Germania Ovest 1988 - Casa della nonna
Avere una zia di poco più grande secondo me è abbastanza una fortuna.
Fortuna perchè ci puoi condividere molte cose ma non la casa, come succedere con un fratello maggiore!
Quel giorno mi aveva portato a giocare a pallone al campetto vicino a casa sua. I classici due tiri polverosi dei caldi pomeriggi di primavera.
Quel giorno però i due tiri erano particolarmente caldi, tanto da suggerirci una prematura ritirata verso casa. Ancora non si era nel periodo in cui gli allenatori "mandavano tutti a prendere un tè caldo" fortunatamente, come qualche anno dopo sarebbe toccato ai nostri emuli professionisti.
Ma da lì a poco avrei fatto la mia iniziazione calcistica.
Già avvenuta in altre forme peraltro. All'asilo disquisivo di calcio con i miei giovani commensali, ma senza capire di cosa stessi parlando in realtà. A pallone ci giocavo già da anni. Ma non avevo ancora preso contatto con la parte "seria" dello sport nazionale.
Quel giorno si giocava Olanda-Inghilterra.
Da qui in poi partono i MIEI ricordi. Sottolineo MIEI, perchè non ho mai voluto verificarli in rete o sugli almanacchi.
Preferisco restino così come me li ricordo anche non dovessero essere precisi e accurati.
E da come me lo ricordo io, c'era una squadra in difficoltà, quella dei Tulipani.
Finché un cigno di arancio vestito non decise di disegnare calcio. Non solo di risolvere la partita ma di incidere un solco nella Storia dello Sport.
Un solco che continuerà a suonare per anni ancora.
Un gol dietro l'altro, un pallone che chiamava l'altro in un moto perpetuo di rara bellezza. Ricordo bene la sensazione che provai nell'unire con un immaginario filo il campetto spelacchiato di Cusano Milanino con i verdi prati della Germania ancora divisa.
A volta capita di giocare una partita di livello internazionale anche restando seduti sul pavimento davanti alla tv con un pallone tra le braccia.
Capitava sempre quando vedevi giocare Marco van Basten.
POSIZIONE NUMERO UNO
Basket - Finali NBA Gara 6 1992 - Casa della nonna
Partiamo dal presupposto che i gusti son gusti. Tranne in un caso.
MJ. His airness.
Non accetto compromessi o complicate piroette dialettiche che possano spiegare come possa non essere considerato il più grande atleta di tutti i tempi.
Chi ne sa, suggerisce di non annegare nei propri aggettivi quando si scrive qualcosa, perciò eviterò di scendere nei particolari.
Ma davvero, non credo dimenticherò mai la prima volta che l'ho visto giocare.
Gara 6 delle Finali. Trail Blazers vsBulls a Chicago.
Ogni suo movimento mi sembrava perfetto, ogni gesto una danza. Scoprii solo in seguito che non si trattò certo della sua miglior partita, motivo per cui passò sul pino un bel pezzo del (di solito decisivo) terzo quarto.
Poi rientrò in campo ma sopratutto in partita e sancì la rimonta e il definitivo sorpasso dei futuri 6 volte Campioni del Mondo.
Quello era il loro secondo titolo ma per quanto ne potevo sapere io era la prima partita di basket mai trasmessa in TV.
La mitica TMC che trasmetteva in differita qualche partita del campionato più bello del mondo.
Dovrei scrivere a parte di MJ e sicuramente lo farò, ma quel giorno mi rimase negli occhi e nel cuore come il simbolo dello Sport che a me piace vedere e vivere.
L'arte applicata al divertimento e alla gioia, al movimento, al sudore e al piacere del superare i limiti altrui prima dei propri.
E con lui in campo le lavagnette per gli schemi assomigliavano sempre più a una tavolozza bianca da riempire di colori e grida di stupore e le frecce, le curve, le croci e i pallini rendevano il campo da basket un immenso quadro di Mirò.
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E i vostri ricordi?
Create la vostra piccola classifica e postatela se volete.
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