Era un sabato.
Di questo son sicuro. Ed era pomeriggio.
Il luogo lo so per certo, San Siro. Insomma direi che mi ricordo praticamente tutto!
La data no, ma era un bel pomeriggio di festa a San Siro per la prima manifestazione della M Generation, dove M sta per "Milan" e Generation per "cerchiamo di accapararci quanti più ragazzini possibili che tra 10 anni saranno questi quelli che ci daranno i soldi".
Ai tempi il mio fratellino non era ancora passato al lato ner(azzurro) della forza e cercavo in qualche modo di portarlo sulla retta via.
E secondo me il piano funzionava anche all'inizio.
Stand e ragazzini ovunque. Magliette, gadget, il rosso e il nero che sventolavano su sfondo bianco al vento.
Insomma sembrava una specie di congresso di Forza Italia ma con meno Italia e più Milan. Alla fine in effetti l'origine è comune per entrambe.
Muniti di taccuino dove segnare i punti che il mio circuibile fratello faceva ai vari giochi di abilità calcistica (non moltissimi peraltro) e ci incamminammo come i migliori Dante e Virgilio lungo il "diabolico" percorso.
Dopo amene vicende, divertenti siparietti e alterne fortune ci giunse l'eco dell'evento principale che si svolgeva nientepopòdimeno che sul campo da giuoco dello stadio Giuseppe Meazza di Milano!
Campo diviso in minicampi da 5 vs 5 per bimbi con porticine smontabili e gli allenatori delle giovanili che si improvvisavano arbitri.
Non pervenuti 4° uomo, guardalinee. Per i giudici di riga era ancora troppo presto.
Schivo con agilità uno sciame di bambini ciarlanti che assalgono Maurizio "ElSegnaSemperLü" Ganz in cerca di un meritato (per lui) autografo. In realtà il poverino cercava di divincolarsi per raggiungere il sempre pacato Seba Rossi che lo richiamava per il pranzo.
Nell'angolo del campo più vicino alle cancellate intanto Adriano Galliani, in completo elegante e immancabile cravatta gialla, si trovava con i piedi ben piantati tra i pali cimentantandosi in un improbabile ruolo di portiere per neutralizzare i temibili rifori di piccoli aspiranti centravanti del Milan.
Credo non ne abbia preso uno.
Insomma il clima era di festa e anche quel tanto familiare.
Contribuiva a riportare in un contesto più umano gente che fino a quel momento avevamo visto solo in tv o piccoli piccoli dal 2° anello dello stadio.
Finalmente poi il grande momento!
Entra mio fratello per una partitella sul campo.
Entra mio fratello per una partitella sul campo.
Prendono 10 bimbi a caso, fanno 2 squadre e inizia la partita.
Pochi minuti a disposizione, l'occasione della vita, CARPE DIEM Giacomino!
Io a bordo campo teso e attento come il migliore dei talent scout, osservavo ogni movimento, il piazzamento dei compagni, i movimenti fluidi della difesa e il pressing del centrocampo.
I ragazzi in campo sembravano non sentire la tensione ma nonostante l'incessante scandire dei secondi il punteggio era ancora fermo sull 0-0.
Occorreva un lampo di genio, un'invenzione del singolo, un colpo ad effetto che potesse spezzare l'equlibrio.
In un attimo il mio pensiero diventò azione! Un rimpallo, uno scatto poderoso sulla fascia, l'avversario che scivola, la porta sempre più vicina, la palla mezzo metro troppo avanti, la scivolata, il piede che sfiora la palla quanto basta, il portiere che si muove con una frazione di secondo di ritardo, io che mi spingo sempre più sul vetro che mi divide, la palla si infila vicino al palo....GOOOOOOOOOOOL!
Mio fratello aveva segnato a San Siro!
Momenti di esaltazione, gli altri bambini non esistono, anzi gli altri sono bambini lui no, adesso Adriano lascia i pali per prendere nota del suo nome e cognome, Ganz lascia la sessione di autografi per dare 2 dritte sul futuro centravanti della Nazionale e del Milan.
Poi l'imprevisto...l'allenatore/arbitro senza un perchè ferma il gioco, sceglie mio fratello e lo accompagna fuori.
Panico.
Si aprì il portoncino e lo accompagnò fuori dal rettangolo verde di erba e sogni..cos'era successo? Mio fratellino non è capace di offendere neanche sè stesso, di falli non ne ho visti...e allora perchè??
Ditemi le 2 categorie che riscuotono meno simpatia tra i tifosi di una squadra di calcio.
Tranne i giornalisti e i blogger sportivi ovviamente.
Tranne i giornalisti e i blogger sportivi ovviamente.
Bravi!! Allenatori e arbitri.
Figuriamoci quando un allenatore si improvvisa arbitro, dando vita a una terza specie ibrida.
Ditemi voi come dovevo prendere questo affronto a un gesto atletico di quello spessore e a un gol risolutivo segnato sul mitico campo di San Siro!
Senza una motivazione e senza spiegazioni lecite per di più.
E invece a mio fratello mica importava di tutta sta pomposità di ragionamento aggressivo che avevo tirato su.
Era felice per aver giocato e giusto un pochino in più per avere anche segnato, ma senza neanche l'ombra di rancore.
E tutte le polemiche degli pesudotifosi del lunedì o delle moviole della domenica sera o dei genitori a bordocampo nei campetti di periferia o dei fratelloni a bordocampo degli stadi di SerieA?
Nulla.
Di quel giorno gli è rimasto solo il taccuino dimenticato chissà dove.
Lui ha pure cambiato squadra, scegliendo i cuginastri.
Poteva sembrare un pomeriggio perso.
E se fosse che per una volta invece. un'operazione di marketing come tante altre si è trasformata in un piccolo esercizio di fairplay involontario per tanti involontari adulti facinorosi?
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