C'era un tempo in cui non esistevano i confini.
Quando l'uomo non aveva ancora deciso di prendere il mappamondo e cominciare a tracciare piccole cicatrici che, seppur sottili e invisibili dividevano intere regioni, nazioni, popoli.
Il passo successivo fu dare un nome diverso, una bandiera, una lingua a ogni paese così che fosse sempre più chiaro a tutti la divisione e la unicità di ogni nazione.
E non puoi discutere con un solco tantopiù se invisibile.
Se ti trovi anche solo un metro più in là appartieni a qualcun'altro e qualcos'altro ti appartiene.
Che per come la vediamo adesso è anche logico e normale, ma se mentre la tiravano ti trovavi a cavallo del confine con una gamba di qua e una di là, beh avresti anche potuto avere qualcosa da ridire.
Eppure ci sono ancora piccole zone nel mondo dove questo concetto non è così assoluto come sembrerebbe.
Posti dove l'inizio e la fine della propria terra la fanno ancora la cultura comune, la lingua che parlavano gli antenati, le origini.
Uno di questi sono i Paesi Baschi.
Anzi va, chiamiamoli con il loro nome Euskadi. O più seriosamente Comunidad Autónoma del País Vasco.
Una zona ufficialmente situata tra l'oceano e il confine francese su territorio spagnolo, ma che in realtà comprende idealmente anche la zona pirenaica della Francia.
3 province che governano questi territori dal 1200, autonome anche per la costituzione spagnola dal 1978, con tanto di Presidente e Governo Autonomo, una lingua propria e tradizioni che affondano le radici nei secoli.
Lasciamo perdere le derivazioni violente tipiche dell'ETA.
La squadra di calcio che rappresenta la regione perciò, non poteva non tenere conto della sua storia.
Nel 1898 nasce l'Athletic Bilbao, gioca nell'omonima città nello stadio "San Mamès".
Nella sua storia ha vinto 8 volte il Campionato Spagnolo, 23 volte la Coppa del Re e 1 Supercoppa di Spagna, oltre ad aver preso parte a 14 finali di competizioni nazionali perdendo..
Può vantare anche la partecipazione ai quarti di Coppa Campioni e a una finale di Coppa Uefa.
Ma il dato più significativo forse è che nei suoi 108 anni ufficiali di storia non è mai retrocessa, dato reso ancor più significativo dal fatto che in Spagna è un record che condivide con le ben più blasonate e quotate Real Madrid e Barcellona.
Cosa rende queste cifre uniche al mondo?
Beh il fatto che per scelta, la squadra gioca solo con giocatori baschi di nascita o di origine. La massima concessione che fanno è il reclutamento di giocatori stranieri a patto che abbiano imparato a giocare a calcio in qualche squadra giovanile basca.
Se ci pensate è incredibile!
Pescano da un bacino di 2,5 milioni di persone e vincono più di squadre che pescano in tutto il mondo.
E' come se il Milan o l'Inter nella loro storia avessero tesserato solo giocatori dell'hinterland di Milano. Secondo me ora avrebbero la storia del Brera, sperso tra le divisioni dilettantistiche, se ancora esiste.
Eppure il senso di appartenenza di questa gente, di questa società e dei giocatori baschi che scendono in campo, di volta in volta contro corazzate multietniche di tutta Europa, li rende capaci di vittorie inimmaginabili.
E per dimostrare che è la cultura a motivare questa scelta così netta e non una gretta autoghettizzazione un esempio su tutti.
Nella stagione 1996/1997 l'Athletic Bilbao acquista Bixente Lizarazu, francese di nascita ma basco di sangue. L'unica cosa che conta nella composizione della squadra.
Fa specie abituati alle multinazionali del calcio europeo contare solo bandierine spagnole (sempre comunque di orgine basca) affianco ai nomi che compongono la rosa dell'Athletic. E sopratutto, abituati ad arabi, russi, americani che inondano di soldi squadre di città nelle quali probabilmente non avevano mai messo piede prima, vedere solo bandierine spagnole affianco al lungo elenco dei presidenti di questa storica società.
Quest'anno ha ceduto al business, "sporcando" la maglietta biancorossa con uno sponsor, fatto mai accaduto precedentemente. Inutile dire che trattasi di sponsor basco!
Personalmente non ritengo dannoso o mortificante o immorale permettere agli sportivi di tutto il mondo di trovare il posto ideale dove dar sfoggio delle proprie capacità, anche quando questo posto è ben aldilà dei confini della propria nazione d'origine.
E' innegabile però il fascino e la magia che circonda questa squadra, queste terre e questo indistruttibile attaccamento alle proprie origini e alla propria unicità.
Un'unicità scritta nel DNA e non nella mera costruzione di un mondo a tavolino.
E allora che i Rojiblancos continuino la loro favola costruita passo dopo passo, anno dopo anno, sempre guardando avanti pur rimanendo sempre immobili.
Nessun commento:
Posta un commento