Se così si può chiamare uno svizzero di 28 anni che ha vinto più di quanto abbia vinto tutto il tennis italiano nella sua anonima vita.
Tra semifinale e finale in terra americana, ha sfoderato due colpi di quelli che vengono solo alla playstation senza peraltro riuscire mai a replicarli una seconda volta.
Ha lasciato per strada solo 2 set e anche ieri sera ha passeggiato per tutta la durata del primo set, portato a casa senza sudare neanche sotto la lingua.
Eppure toppava ogni tanto. Doppi falli, palle sparate alte. Sembrava voler concedere sempre una nuova possibilità al bimbo argentino (concittadino del più famoso Camoranesi).
Il secondo set così è stato ribaltato come una frittella e dalla sponda biancocrociata è scivolato inesorabilmente verso il sosia del giovane Springsteen.
Peraltro senza che quest'ultimo abbia fatto niente per meritarselo, c'è da aggiungere.
A parte forse un piccolo particolare. Averci provato sempre.
Non aver mai mollato, nè sotto i colpi precisi di Roger nè sotto il peso di un paio di passanti miracolosi dello svizzero che si sono infilati all'incrocio delle righe e tra le scapole dell'argentino.
Fastidiosi e dolorosi.
Ma non abbastanza da convincerlo a mollare. E mettendo da parte l'arte e la grazia e aggrappandosi con tutte le sue forze a ogni palla è riuscito nella sua grande impresa.
Ribaltare un pronostico già scritto, battere il PFTDS (Più Forte Tennista Di Sempre), interrompere la rincorsa a 2 dei suoi innumerevoli record (US Open vinti consecutivamente e partite vinte in serie al prestigioso Slam a stelle e strisce), vincere il suo primo Slam e il tutto a soli 20 anni.
Ma la cosa più sbalorditiva di questo giovane dalla faccia rassegnata (che sia al successo come alla sconfitta) è che ci vede meglio del "falco". Sparare pallate a più di 100 miglia orarie e con sicurezza dichiarare che la palla ha sfiorato la riga quel tanto da conquistare il punto e forse ancor più difficile che battere una leggenda.
E stamattina pensando alla serata storta della Leggenda Svizzera, mi sono venute in mente le parole dell'immenso Leonard Cohen: "C'è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce".
Alla prossima, Roger!
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